pattykor122's Blog

mai dire mai


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Il niente

Voglio isolarmi…tagliare i ponti con questo mondo, vagare senza meta cercando-mi.
Non so più chi sono,che cosa realmente voglio, i miei sogni infranti li
lascio calpestare da passi sconosciuti .
Come piuma al vento farmi trasportare, raccogliendo polvere e sabbie del deserto…come quello che sorvolo dentro me.
Voglio essere felice , voglio sganciarmi da questi lacci che mi stringono come filo spinato, che mi feriscono giorno dopo giorno, sole dopo sole ,luna dopo luna.
Sono qui in queste 4 stanze con un freddo nelle ossa , non c’è fuoco che mi possa scaldare, ne un abbraccio che possa acquietare il mio tremore.
Delusioni ancora delusioni da chi ti aspettavi per sempre a colorare la tua vita, ma quello dell’assenza della non esistenza prevale come tinta unica e ben definita, il nero, il buio…il niente.


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Cucina a pois

Come avete letto nel precedente post, avevo in un tempo lontano,  un fantastico terreno che ho ribattezzato “giardino botanico” per la vastità e la varietà di piante in esso contenute, vi parlavo non solo di piante ornamentali tipo gli aceri giapponesi che già all’epoca erano rigogliosi e di una misura importante, conoscendo la particolarità di questa pianta dalla crescita molto lenta, si poteva dedurre che avessero alle spalle già tanti anni di vita, quindi ancora più preziosi, ma vi ho parlato anche degli alberi da frutta.
A farla da padrone in particolare un albero di fichi e uno di prugne. Fichi dai quali mia mamma faceva un’ottima glassa o crema, sembrava la crema di aceto balsamico per la consistenza, il colore e la densità,  veniva adoperato per guarnire dolci , in particolare delle frittelle chiamate “cartellate”, simili a rose fatte con una pasta quasi uguale a quella usata per fare la “chiacchere”.

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Eccole qui, sono una delizia credetemi!
Ma come dicevo anche le prugne abbondavano a casa mia,quell’albero ne produceva a tonnellate, tant’è che cassette e cassette di quest’ ottimo frutto venivano regalate ai nostri vicini di casa da mia madre. Oltre a mangiarli così, mia mamma ne faceva una meravigliosa marmellata.
Prugne a destra ,a sinistra, su e giù ,la cucina ne era invasa,tanto da sognarle anche di notte.
La preparazione poi tutto un dire, lavarle ,denocciolarle e metterle in grandi pentole e cuocerle fino a ridursi in crema. La famosa marmellata!
Un pomeriggio con mio fratello un anno più piccolo di me e all’epoca avevano io 12 e lui chiaramente 11 anni, decidiamo di escogitare un gioco alternativo ai soliti nostri , quanti di voi guardando un film hanno preso l’ispirazione nel compiere un’azione? Bene, come se ci fossimo capiti telepaticamente decidiamo di aprire un barattolo di marmellata stipata giorni prima nella dispensa,  i primi cucchiai sono finiti sulla morbida mollica di un panino, la merenda era sacrosanta a metà pomeriggio, così masticando e ridacchiando io e Massimo pregustavamo non solo ciò che stavamo mangiando ,ma il gioco che di lì a poco ci avrebbe divertito! Mia madre nel bagno era intenta a lavare i panni , io e Max sicuri che non ci avrebbe disturbato , ci muniamo di due cucchiaini da caffè e cominciamo a scavare nella marmellata raccogliendo una quantità sufficiente da riempire il cucchiaino fino all’orlo. Stava per iniziare la battaglia!
Puntandoli come se fossero fionde cominciano a scaraventare la marmellata nel tentativo di colpirci, io lo prendo in un occhio ,lui sulla guancia, i vestiti pian piano a macchiarsi, alcuni colpi non vanno a segno e finiscono sui muri , sui pensili , sul tavolo ,le sedie persino sul lampadario, in un crescendo di risate e gridolini la nostra cucina diventa a pois , anche i mobili per quanta marmellata di prugne stavano assaggiando , sarebbero andati a cagare per intere settimane.
Divertimento allo stato puro , ormai eravamo un tutt’uno con l’arredamento ,il color viola la faceva da padrone ormai , anticipando di molti anni la tendenza odierna.
i ridolini che fino ad allora ci tenevano al sicuro della mamma si trasformano in grasse risate , urla, rincorse intorno al tavolo per schivare i colpi  facendo attenzione a non scivolare visto che anche il pavimento non era rimasto immune da quella fantasiosa ed eccitante battaglia, intanto eravamo passati al quarto barattolo. Mia madre insospettita dal frastuono irrompe in cucina e non vi dico l’espressione che aveva in viso , cambiò in pochi istanti da sorpresa , all’incazzata nera , infine alla vendicativa! Non disse una parola e uscì da quella stanza, io e mio fratello ormai acquietati e beccati con le mani nella marmellata e qui ci sta tutta, ci guardiamo in silenzio in attesa della bomba, ma da com’eravamo conciati ci mettiamo di nuovo a ridere a crepapelle , sapete quelle risate che ti rivoltano lo stomaco sottosopra e ti fanno mancare il respiro? Ecco proprio quelle!
Ad un certo punto di affaccia mia madre anche lei con un sorriso sulla labbra e ci porge due bacinelle piene d’acqua con il detergente già miscelato , 2 spugne e due lavasciuga, uno spazzolone e il panno per lavare a terra . Esclamando…” Vi siete divertiti tanto vedo , bene adesso divertitevi a ripulire tutto! Ah decidete voi chi lava a terra , spazzolone ne ho solo uno!” E se ne va!
Dopo tante risate , quanti pianti, ma quanti pianti ci siamo fatti , non sapevamo da dove iniziare…
Intanto dal salotto udivamo le risate di mia madre…quanto ha riso , ma quanto!


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Giardino botanico

Mio padre comprò un terreno di 3000 metri in quel di Fondotoce piccolo e tranquillo borgo , frazione di Verbania.
Questo appezzamento era confinante con un vivaista che sperimentava e disseminava ogni tipo di pianta,  rendendolo cosí un meraviglioso giardino ,quasi simile ad un paradiso in terra a tutti gli effetti era diventato un giardino botanico. C’erano un salice piangente  grandissimo, sotto il quale amavo rifiugiarmi, le sue lunghe chiome sembravano danzare carezzate dal vento,  tre abeti azzurri maestosi proprio a far da cornice sullo sfondo, sembravano guardiani giganti, c’era l’albero dei gobbi, aceri giapponesi, un fico, meli, peri ,una grandissima varietà di piante grasse e piante sconosciute perchè il vivaista si dilettava ad innestare, a creare nuovi ibridi che immancabilmente arricchivano quel passaggio fiabesco. Ricordo il profumo della menta piperita un tappeto sul quale poggiavano le radici quei famosi guardiani giganti, reso ancor più percettibile dal tasso di umidità e dal punto cardinale esposto a Nord. C’era anche un albero di prugne ,quella lunghe e viola per capirci le California, che ne produceva a tonnellate, ogni anno i miei vicini di casa si vedevano recapitare a casa da mia mamma cassette e cassette di questi frutti prelibati. Disseminate lungo tutto il  perimetro piante aromatiche, alloro,rosmarino,salvia insomma di tutto di più.
Quando lo compró mio padre, quel terreno sembrava una giungla impenetrabile, un’affolamento di verde, un’intrecciarsi di rami quasi a stringersi l’un l’altro in un grande abbraccio, cosí ogni sabato e ogni domenica andavamo insieme alla mia famiglia per ripulirlo e renderlo vivibile, con l’occasione si pranzava tutti insieme…sotto il salice. Noi che bimbi eravamo oltre a dare una mano a mamma e papà strappando la erbacce ,giocavamo a salire sugli alberi da frutto, il mio soprannome era la scimmia,non per le fattezze ,ma per l’agilità che ho sempre avuto nell’arrampicarmi sui rami, anche quelli più alti e non vi dico le urla di mia madre per farmi scendere, ma chi ci pensava…pensate  alle scorpacciate di fichi dei quali vado ghiotta e le prugneeee…
Sul quel terreno mio padre costruí una bellissima villetta, ma non ci andammo mai ad abitare, ahimè…  perchè decise di trasferirsi qui nel Salento dove aveva un’altra casa ,fin da quando emigrato a 12 anni, prima in Belgio e poi al Nord Italia, spediva  i suoi stipendi al padre perchè gliela costruisse.
Quando torno su a Verbania e passo davanti alla mia casa ,un tuffo al cuore mi ferma il respiro, le immagini mi tornano vivide in mente, le risate ,la pasta al forno, le arrampicate , le corse , il duro lavoro , rivedo mio padre e risento la sua voce…tante piante non ci sono più ,non c’è piú il fico che tanti frutti dava, è rimasto affianco al suo vuoto l’albero dei gobbi come guardiano, a memoria di quel che era un giardino  botanico…il mio giardino.

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Stasera vi saluto cosí…

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Uno spicchio di luna silenziosamente mi guarda mentre contemplo quell’immensità di aria buia sopra la mia testa, milioni di stelle si spalmano luminose e tremolanti in questa bellissima vastità .
I miei pensieri si accompagnano a braccetto con i miei sogni che avverranno di lí a poco, lontano vola il mio cuore, sulle ali di questo tiepido refolo…
Dolce notte. 😙


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Buongiorno

Delle volte non servono tante parole. Un semplice buongiorno dice tutto! È l’augurio che tutto ti vada bene e sia per te un giorno buono ,ricco di soddisfazioni e sopratutto di speranze.
A voi tutti…miei cari…


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È lì che ti aspetto

Ti faccio entrare in silenzio ,a passo felpato,come un ladro di emozioni nel mio mondo, perchè tu possa guardare , carpire ogni mio sorriso e ogni mia lacrima. Ogni mio pensiero e desiderio.Perchè tu possa bramare dal desiderio e amare ogni briciola della mia vita , guardandola da dietro un paio di occhiali da sole come se fosse un eclissi, il mio sogno vorrei ti abbagliasse, senza ferirti…
Mai lo farei…mai!
Ti lascio aperto il mio cuore … rifugiati in esso, perchè solo lì  ti posso amare e scaldare ,solo lì ti posso stringere fino a fonderti in me.
Incontriamoci dove le pieghe son più morbide come velluto amaranto, uniti da sentimenti reciproci, amiamoci come se non ci fosse più un domani per noi, come se la terra stesse per sprofondare negli abissi del nulla…
È lì…che ti aspetto…
Per non lasciarti più.